Il vice presidente nazionale di Conflavoro e segretario regionale della Sicilia, Giuseppe Pullara, lancia un appello per affrontare la crescente crisi demografica in Sicilia. Secondo i dati Istat relativi al 2024, il tasso di fecondità nell’Isola è sceso a 1,27 figli per donna, rispetto all’1,32 del 2023, collocandosi comunque al secondo posto in Italia, preceduta dal Trentino-Alto Adige con 1,39 figli per donna.
“È fondamentale adottare politiche demografiche mirate che sostengano le famiglie e incentivino nuove nascite, tenendo conto delle specificità culturali ed economiche della Sicilia”, ha dichiarato Pullara, sottolineando che l’Isola continua a rappresentare un punto di riferimento nel panorama demografico nazionale, pur affrontando sfide significative.
Con una media nazionale di 1,18 figli per donna, l’Italia ha raggiunto il suo minimo storico, superando persino il precedente record negativo del 1995. A livello provinciale, le città di Ragusa, Agrigento e Catania hanno registrato i tassi di fecondità più alti in Sicilia, pari a 1,34 e 1,33 figli per donna. Le madri siciliane si caratterizzano, inoltre, per un’età media al parto più giovane (31,7 anni) rispetto a regioni come il Trentino-Alto Adige (32,3 anni).
Secondo Conflavoro, per incentivare la natalità in Sicilia, si potrebbero adottare diverse politiche mirate. Alcune misure potrebbero fare la differenza, come investire in asili nido pubblici e privati a costi accessibili, garantendo una copertura territoriale adeguata, potrebbe alleviare il peso economico e logistico per le famiglie. Riduzioni fiscali per le famiglie con figli, come detrazioni per spese scolastiche, sanitarie e per attività extrascolastiche, potrebbero incentivare la natalità. Campagne di sensibilizzazione per promuovere il valore della famiglia e della genitorialità, insieme a programmi educativi per giovani coppie. Offrire agevolazioni per l’acquisto o l’affitto di case per giovani coppie e famiglie con figli.
Pullara conclude: “Sarà cruciale monitorare l’evoluzione di questi dati nei prossimi anni per comprendere pienamente l’impatto economico e sociale di queste dinamiche e mettere in atto strategie efficaci a lungo termine.”